Avevo bisogno di motivazioni
mi hanno dato scelte.
Volevo sapere se dai brufoli
che si schiacciano
avvicinando le albe ai tramonti con le dita
sarebbe uscito almeno
un apprezzamento
per la nostra voglia di pedalare
col pattino
verso l’una del mattino
a cercare quei cinque-dieci minuti
in cui ci saremmo sentiti vissuti
in cui ti avrei dato la mia noia
ricevendo indietro palpebre che sbattono
sulle guance infreddolite
e semi di pensieri oscuri da cui sarebbero germogliati
i miei sensi di colpa
e la tua incredibile raccolta
di gioie piccoloborghesi
da condividere con qualcun altro
Sancisco che non ce ne fotte niente
dei vostri ministri
sull’attenti
e delle sere
a far la dinamite con la saliva
della storia della tua cicatrice
della liquirizia
delle piazze senza lampioni
e dei matrimoni tra gente sudata
nuda per strada
che sbircia tra le righe
del romanzo delle nostre vite
nelle gabbie arrugginite
avviliti dalla kriptonite
eravamo allibiti
a guardare la sintesi delle partite
le treccine d’acqua e sete
e la tua rete
era ancora la stessa volta
quella volta
dove tu mi rinnegavi e io mi risvegliavo
sudato
tutte le volte e anche tutte le altre volte prima
tranne la prima
tranne la prima